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Intervista a Danilo Petrozzi

giovedì 3 gennaio 2013

Il mese scorso si parlava di profezie Maya e fine del mondo…a distanza di pochi giorni, con l’arrivo del nuovo anno si parla solo di propositi per il 2013! Ciò vuol dire che purtroppo o per fortuna il lavoro per noi SEO non è finito.

Il 21 dicembre 2012 io e Stefano Salustri abbiamo partecipato al SEOpocalisse, l’evento SEO da fine del mondo organizzato dalla Dea Marketing di Roma.

La giornata formativa ricca di interventi da parte degli esperti del settore si è conclusa con la premiazione dello Stellissimo, il contest seo 2012 dell’azienda di marketing romana.
Dopo mesi di battaglie, Danilo Petrozzi, un giovanissimo SEO di Terni, si è aggiudicato il primo posto sul motore di ricerca numero uno al mondo e il conseguente primo premio Stellissimo di Google.

Insieme a Stefano abbiamo cercato di conoscere meglio Danilo e gli abbiamo posto delle domande per scoprire i suoi segreti in ambito SEO e le sue previsioni per il futuro…del resto c’è chi credeva nei Maya 🙂
Non aggiungo altro per dare più spazio possibile all’intervista a Danilo Petrozzi:


 

Ciao Danilo, come sei entrato nel mondo della SEO e cosa ti piace di questo lavoro?

Dopo averla scritta, mi sono accorto che la risposta è molto lunga, ma meritava questa profondità, perché una storia così, in Italia, per un ventenne, è purtroppo una cosa sempre più rara. Sono entrato nel mondo della SEO quasi per caso. Circa un anno fa, alla veneranda età di 20 anni, visto il mio amore viscerale per l’informatica in generale, ho deciso di inviare il mio curriculum vitae a due interessanti offerte lavorative nella mia piccola città: IT help desk inhouse presso l’agenzia Manpower e uno strano corso “SEO” intensivo con prospettiva di assunzione (nell’annuncio mi ricordo che era stato specificato il fatto che sarebbe stata una cosa molto faticosa, soprattutto in termini di tempo e impegno). Dopo un paio di giorni arriva la telefonata di Paolo, uno dei tre soci di EspertoSEO, che mi chiede di incontrarci la mattina seguente. Mi presento in ufficio e faccio conoscenza anche con Emanuele Tolomei (che all’inizio non sapevo neanche chi fosse :D). Un pò a sorpresa, dopo un bel colloquio più etico che tecnico, mi chiedono di rimanere tutto il giorno con loro per iniziare subito questo corso, e io non me lo faccio ripetere due volte. Da quel giorno è iniziato un corso gratuito ultraintensivo tutti i giorni, incluso il sabato, di circa 10-11 ore in ufficio a fianco di Emanuele (e Stefania, il terzo socio) con pranzo rigorosamente cucinato inhouse =) Nel frattempo arriva la telefonata di Manpower che mi aveva scelto per il posto di help desk nella sede di Terni, ma rifiuto perché ormai questa “SEO” mi stava piacendo ogni giorno di più. Nel giro di poco tempo sono diventato sufficientemente autonomo con la routine SEO per i clienti, e ho anche iniziato a “divertirmi” con la SEO (nei tempi morti, per mettere in pratica le lezioni di Emanuele, mi sono divertito a fare SEO su una chiave che consideravo impossibile: “iPhone 5”, poi con immensa gioia sono riuscito a portarla al 1° posto per svariati mesi, è stato molto divertente!).
Il tempo è volato e a novembre del 2012 sono stato assunto a tempo indeterminato!

 

Alla SEOpocalisse hai detto che dall’esperienza del contest Stellissimo hai imparato che la negative seo funziona. Se nel tuo lavoro ti dovessi trovare di fronte ad un competitor che proprio non riesci a superare, utilizzeresti questa tecnica, ovvero conta il fine e non il mezzo?

Amo la sincerità e per questo sarò sincero: nella maggior parte dei casi, se dei miei competitor hanno rank migliori dei miei, non mi sognerei minimamente di fare negative SEO per vari motivi:
– è eticamente discutibile anche se questo non è un freno assoluto;
– se un competitor mi supera, generalmente, è perché è più bravo di me a fare SEO, quindi, anche per appagarmi professionalmente, preferirei superarlo con le mie armi e la mia competenza;
– da un punto di vista tecnico e “lungimirante”, diventare esperti di negative SEO potrebbe essere controproducente: se un giorno Google ideasse un “filtro” o qualcosa in grado di bloccarla, avrei sprecato tempo prezioso che avrei potuto investire in link building per i miei siti, o in formazione personale. Lo stesso concetto lo applico allo spam e al blackhat più nero: il giorno in cui Google filtrerà tutte queste cose, e c’è da scommettere che accadrà, che cosa faranno tutti i grandi guru di Xrumer e Scrapebox?

Ammetto che forse potrei fare negative SEO verso un sito, nel caso in cui questo stia sfruttando falle ingiuste, backdoor, siti istituzionali hackerati, ecc. In questi casi, se il rank del competitor provoca un danno economico grave a me o al mio cliente, mi vedo autorizzato a seguire questa semplice scaletta:
1) Cerco di batterlo insistendo su tecniche SEO pulite e consolidate dall’esperienza;
2) Se il competitor continua a battermi ingiustamente, segnalo a Google l’eventuale spam, hacking, ecc…;
3) Se Google fa orecchie da mercante per mesi, mi sento eticamente e professionalmente autorizzato a utilizzare negative SEO nei confronti di quel competitor.

Se qualcuno riesce a essere primo per la keyword “Danilo Petrozzi” onestamente, posso passarci sopra e non mi importerebbe più di tanto. Ma se qualcuno, nel giro di una notte, si posiziona primo sopra il sito del mio cliente che è li da anni, con link di qualità, citazioni autorevolissime, forza del brand, ecc, solo perché ha fatto un blast su Scrapebox o perché ha bucato qualche sito universitario o governativo per posizionarsi, io non ci sto. E questo non è egoismo, o tirare acqua al proprio mulino: voglio ribadire il fatto che, quando ci sono dei competitor sopra a me, che si sono guadagnati la posizione, questo non mi fa rabbia ma, anzi, mi spinge a insistere sul mio sito giorno dopo giorno per batterli.

 

In una strategia SEO che peso hanno secondo te i fattori on-page e che peso hanno quelli off-page?

Il mio pensiero in questo caso è semplice: la on-page è il telaio della macchina, quella off-page è il motore. La on-page è il telaio perché non può esserci assolutamente un’auto senza telaio: non andrebbe da nessuna parte. Ci possono essere piccole variazioni del telaio per migliorarlo: utilizzare metalli più resistenti, alleggerire il peso totale, migliorare un pò la forma.. ma l’incremento di prestazioni tra un telaio medio e un telaio pompato è minimo: la velocità dell’auto potrebbe migliorare un pò.
Stabilito il fatto che il telaio (la on-page) è presente, la velocità dell’auto la fa essenzialmente il motore. Ho utilizzato la metafora del motore per la off-page per due motivi essenziali:
– è il cuore di tutto: qui arriva la benzina, i pistoni pompano e c’è il moto dell’auto. L’ottimizzazione off-page, sopratutto il link-building, è la vera benzina del motore SEO
– parlo di motore anche perché è un oggetto senza limiti di potenza massima: ci sono motori di tutte le misure, cilindrate e cavalli, questo significa che non c’è un “motore massimo”, cosa che invece c’è per l’ottimizzazione on-page, ma la potenza del motore stesso può aumentare all’infinito, in base al lavoro che si fa su di esso.

 

Si sente sempre parlare di white hat vs black hat. Secondo te vince chi è più furbo o vince chi è più pulito?

La domanda è ambigua perché potrebbe esserci non solo chi è furbo e chi è pulito, ma anche “chi è pulito perché è furbo”, che è una cosa diversa. Fortunatamente per tutti noi, non c’è un’unica ricetta per fare SEO. La mia visione è questa: basatevi unicamente sull’esperienza sul campo. Molti anni fa, so per sentito dire, era molto facile ottenere posizionamenti rapidi (e anche duraturi) con tecniche molto border line come i network di siti che si linkano tra loro: se io fossi stato un SEO di quel periodo (al tempo andavo a scuola :D) probabilmente avrei abusato anche io questa tecnica. Adesso, però, la mia esperienza personale, l’enorme esperienza di Emanuele che condivide in ufficio e l’esperienza di tanti colleghi e amici in ambito SEO, mi spingono a considerare il black come tecnica da NON utilizzare per i propri clienti, se non con dovute accortezze e grossi limiti. Proprio perché non abbiamo l’abitudine di fare black, io vi garantisco che non so nemmeno come sia l’interfaccia di Scrapebox. Se nella vostra vita troverete del comment spam fatto da me, posso garantirvi che è stato fatto sempre tutto manualmente, dopo aver scelto accuratamente il luogo, l’anchor, e tante altre cose.
Per sintetizzare: secondo me vince il più furbo. Adesso, e probabilmente sempre, il più furbo è quello che si basa sull’esperienza concreta e non sul primo forum che capita. Il “furbo che si basa sull’esperienza”, secondo la mia personalissima opinione, adesso, nel 2013, dovrebbe essere “furbo, e per questo il più pulito possibile”.
Il blackhat cattivo, se proprio vogliamo rischiarlo, facciamolo solo su siti personali che non hanno un grande impatto economico su di noi o su nostri cari perché, nel caso in cui spariscono, è molto difficile far cambiare idea a Google (abbiamo avuto un cliente che aveva un profilo di backlink ultra spam, dovuto al suo ex-SEO, e ci è voluto veramente sudore e sangue, oltre a un Disavow da 30.000 link e 1900+ domini per intenderci, per farlo rimanere in top3 per le sue keyword migliori, e non stiamo parlando del ristorantino sotto casa)

 

Durante il contest si sono letti spesso commenti di persone che dicevano che “nel mondo reale” le cose sarebbero andate diversamente, cioè in una serp normale le tecniche che avete utilizzato non avrebbero funzionato, sei d’accordo?

Da un punto di vista generale, questa frase è una fesseria. La fesseria è semplice da dimostrare, e tutti ci possiamo arrivare: se c’è un unico algoritmo, tutte le SERP sono gestite in modo totalmente identico. Da questo deriva che le variabili considerate da Google sono sempre le stesse, nella stessa misura/intensità, ecc
L’unica differenza che mi viene in mente tra un SERP contest e una SERP vera è che nella SERP vera, ipotizziamo “Hotel Milano”, ti stai divertendo, magari con il blackhat, a scapito di Expedia, Booking, Venere, Trivago e simili. Secondo me, in quel caso, Google verrebbe sommerso da una quantità tale di spam reports che sarebbe costretto a intervenire nel giro di qualche settimana al massimo: anche con le penalizzazioni manuali. Solo per questo motivo, forse, il risultato del contest potrebbe essere falsato. I siti veri nella SERP, oltretutto, potrebbero mettersi a fare Negative SEO (come ho detto sopra, secondo me, giustamente!) sui siti dei partecipanti al contest, perché si troverebbero a rubare traffico prezioso a siti onesti, o comunque moralmente più idonei a dominare quella determinata SERP.
Per rigirare la frase: se un contest viene indetto su una SERP vera, a patto che i siti già presenti in SERP non agiscano a contrasto dei partecipanti, per me non ci sarebbe alcuna differenza rispetto a una SERP nuova.

 

Alla SEOpocalisse di Roma Marco Salvo ha dichiarato che l’affermazione “Content is King” per lui è una fesseria, tu sei d’accordo?

Ho fatto i complimenti a Marco Salvo per il talk e ho avuto il piacere di essere a fianco a lui alla cena della post-SEOpocalisse. Credo che Marco abbia detto parole sante che purtroppo risaltano troppo poco nel panorama SEO italiano. Benché il concetto e il senso della frase “Contest is the king” sia eticamente bello e stimolante per gli amanti della scrittura e del copy, purtroppo è una semi-fesseria. Proprio come, più in alto, facevo l’esempio del telaio e del motore, anche in questo caso posso fare lo stesso paragone. Il content è il telaio: deve assolutissimamente esserci, ma le sue variazioni/ottimizzazioni causano scarse differenze a livello totale.
Parlo da amante della letteratura e della scrittura: personalmente adorerei un mondo in cui il contenuto fosse premiato in modo algoritmico, in base alla qualità delle frasi, in base alla qualità dei media inseriti nell’articolo, in base all’autorevolezza dello scrittore (forse questa con l’Author Rank arriva) e via dicendo.. ma purtroppo non è così. La qualità dei contenuti, purtroppo, deve essere il minimo indispensabile apprezzato dai motori (e poi dagli utenti). Brutto da dire ma è così, e vi spiego perché: se abbiamo un contenuto di qualità media che ci porta X risultati (rank, visite, conversioni, tutto insomma) probabilmente, se sfruttassimo due ore del nostro tempo a fare ricerche e a potenziare il contenuto riusciremmo a ottenere un risultato totale X+5 (facciamo un esempio numerico). Se io, invece, dedicassi due ore del mio tempo a fare link building di qualità, probabilmente quel contenuto, che adesso è rimasto “medio”, potrebbe fruttare un X+10. Dato che il tempo è denaro, e il tempo è limitato, il tempo va sfruttato bene: se avessi tempo infinito mi divertirei a scrivere dei testi lunghissimi e ricchissimi anche per la pagina Privacy Policy dei miei clienti, ma purtroppo non è così.
Finché la link-building, come dice bene Marco Salvo, mi darà quel +10 (o qualunque altro numero) superiore al +5 del miglioramento del content, io preferirò sempre la link-building, dato che i nostri clienti ci pagano per avere risultati (traffico, conversioni, rank) e non bei testi.
Devo assolutamente dire che, in qualche raro caso, la formula è inversa, ossia il tempo speso a migliorare il content “potrebbe” migliorare la situazione globale: ad esempio un sito di ricette. In questo caso, generalmente, è consigliabile spendere molto tempo sulla cura dei dettagli delle pagine, la corretta impaginazione, i media, le fotografie, le videoricette, ecc perché, in questo caso particolare, delle ottime ricette ben scritte possono garantire un buon potenziale di link naturali e spontanei, o citazioni da blogger, ecc (e sappiamo quanto questa fonte di link sia importante e rara).
Ripeto che, se fosse per me, io preferirei un mondo in cui il contenuto fosse veramente il re, ma dato che non è così, devo a malincuore metterlo in secondo piano rispetto ai link. Rank Fishkin, quando dice che “content is king”, ha un sorriso a 40 denti perché può permettersi di fare post di qualità nel suo blog che è il 1° o 2° più letto al mondo nel nostro settore. Ma quando parliamo del cliente che vende sgabelli? Quello che vende tappetini per doccia? Che cavolo di super-content vuoi inventarti?

 

Secondo te la presenza sui social media influenza (direttamente) la posizione in serp di un sito?

Come qualcuno avrà notato io sono molto secco e deciso sulle idee. Spesso vado un pò controcorrente ma l’importante è vincere in SERP, non farsi tanti ammiratori.
La mia idea sui social è semplicissima: secondo me hanno ZERO influenza nel rank organico sui motori di ricerca. Anche se qualche grande esperto vuole farmi credere che Facebook, Google+, Twitter, LinkedIn & Co, hanno una sorta di potere mistico e trascendentale, io vedo le cose per quello che sono veramente: Facebook, Twitter, G+ e tutti gli altri, sono dei semplicissimi siti basati sull’ User Generated Content, i cui link sono tutti nofollow, nulla di più. Un social è solo un sito dall’altissima frequenza di aggiornamento, il cui contenuto è generato spontaneamente dagli utenti. Per quanto mi riguarda un link dai social vale come un link da qualunque, ripeto qualunque, altro sito con il nofollow.
Nei nostri uffici abbiamo fatto vari esperimenti sui social. L’ultimo che mi ricordo è, per essere concreti, un nostro sito interno in cui ho personalmente tirato su 2000 likers di Facebook in mezza giornata (con i vari siti per lo scambio free) e non è cambiato assolutamente nulla, nel breve e nel lungo periodo.
Se vogliamo scendere nel tecnico, io credo che i social abbiano, o avranno nell’immediato futuro, solo un paio di conseguenze SEO rilevanti:
– probabilmente il fatto di essere sui social, rispetto al non esserlo, è una micro variabile dell’algoritmo di Google. Avere 10 likers o 20.000, secondo me, non crea alcuna differenza. Credo, invece, che il motore si accorga se noi semplicemente siamo su Twitter, Google+, ecc e possa darci un piccolo aiuto in SERP. Ma dato che ottenere migliaia di Tweet, Like o +1 è un’operazione molto semplice, i motori di ricerca non daranno MAI il minimo peso a una variabile così altamente arbitraria. Sarebbe come dire che il numero di visite assolute giornaliere è un fattore di ranking per Google: il giorno dopo ci sarebbero valanghe di software automatici che fanno visite fake via proxy e simili. Google, e gli altri, sanno che, anche volendo, non possono dare rilevanza a un fattore che può essere così ampiamente manipolato dai SEO
– il futuro che vedo per i social, in primis Google+ e Twitter, è semplicemente un “boost”, una “spinta” algoritmica per velocizzare l’indicizzazione di contenuti nuovi. Google sa che quando ci sono notizie importanti, nuove dichiarazioni, ecc, molte persone partono da Twitter per pubblicizzare un nuovo articolo, un nuovo prodotto esclusivo, ecc. I motori di ricerca potrebbero, e magari già lo fanno, considerare i social come una fonte per dare priorità a contenuti freschi e nuovi con una maggiore rapidità (una sorta di ping), ma nulla di più.
Spero di aver chiarito la mia idea sui social network. Adesso sapete perché noi, con i nostri clienti, puntiamo su altri fattori per il ranking: preferiamo essere primi in SERP che avere pollici in su.
PS. ovviamente ho parlato del valore dei social per il posizionamento. I social possono essere, ovviamente, un buon veicolo per pubblicizzare il proprio e-commerce, o per informare i fan delle attività del brand, news, eventi, ecc…

 

Dopo il penguin update (e forse anche prima) si è iniziato a parlare di metodi di link building inefficaci se non addirittura dannosi; tra questi si sentono spesso citare le directory non tematiche e l’article marketing su siti non tematici.
Eppure sono in molti ad utilizzare ancora questi sistemi, tu cosa ne pensi?

Io credo che, proprio come per il “content is king”, c’è sempre qualcuno che esagera con i concetti e con le affermazioni. Su vari blog chic, sopratutto americani, si legge spesso che la tematicità del link è fondamentale, che le directory non tematiche sono cattive se non “human edited”, ecc
La mia risposta a questa domanda è secca: chi dice che questi sistemi sono dannosi evidentemente è perché non li usa o perché se è stato penalizzato, forse attribuisce il calo all’article marketing e non alla valanga di link wide nei blogroll zeppi di siti che parlano di viagra, cialis, dimagrimento e brufoli, giusto per dirne una. Io uso quotidianamente directory non tematiche e siti di article marketing con revisione o autoapprovanti senza aver mai accusato nessun problema.
A volte è capitato che alcun dei nostri “siti interni” si siano posizionati solo e unicamente grazie a link da directory scarse e article marketing classico. Io capisco che, visto il grande stress di tutti, è sempre facile dare colpe a qualcosa per le disgrazie professionali ma se sei un SEO i cui siti subiscono costanti penalizzazioni a ritmi regolari, io non mi soffermerei sulle directory e sull’article marketing perché molto probabilmente il problema è un altro.
Che sia chiaro, proprio come per le automobili, directory e article marketing sono le Fiat Panda, mentre i link da siti tematici, magari editoriali, sono le Ferrari. Per quanto sia bello avere tante Ferrari in garage, io vado a lavoro tutti i giorni con una Fiat e non ho mai ritardato un minuto, fate voi.
Chiudo con una battuta: se credete che le directory e i siti di article marketing siano dannosi io vi invito a evitarli, almeno il rank di quest’ultimi si disperderà tra meno “utilizzatori” e io avrò più chance di battervi in SERP =)

 

Durante la SEOpocalisse si è parlato molto di link building e di cosa funzionerà o non funzionerà nel 2013? Quale sarà il tuo approccio verso la link building nel prossimo anno?

Molti hanno accennato al fatto che Panda e Penguin (ma anche EMD e gli altri simpatici aggiornamenti) abbiano rivoluzionato l’attività di link-building. La mia link-building del 2013 sarà sostanzialmente identica al 2012, semplicemente perché la link-bulding che facevo a inzio 2012 non è mai stata particolarmente contrastante con gli aggiornamenti di Google. Una delle cose su cui più investiamo noi di Esperto SEO è la lungimiranza. Nel momento in cui Google cambia le carte in tavola è molto difficile adeguarsi, perché nel momento in cui ci si adegua, Google esce con qualcosa di nuovo. L’unico modo per proteggersi (psicologicamente) e seoticamente da questi updates è immaginare in modo preventivo come Google, e gli altri motori, vogliano plasmare le search del futuro.
Anche se per un SEO “appena arrivato” era molto allettante l’idea di sparare migliaia di link in modo automatico nel web, io non ho mai neanche minimamente pensato di comprarmi roba tipo Scrapebox o simili. Google ha già dimostrato che l’importante è la qualità dei link, non la mera quantità. Per fare un altro esempio, come avrete già notato, Google ha iniziato a mostrarci in SERP box semantici molto utili e ricchi di informazioni per persone, eventi, luoghi, ecc Secondo voi Google come fa a ritrovare alla perfezione la data del prossimo concerto di Biagio Antonacci? C’è un omino che inserisce a mano tutte le informazioni di tutte le search del pianeta? Credo proprio di no. Google gestisce, probabilmente, la quantità di informazioni più grande del web, disponendo dell’indice più voluminoso e più frequentemente aggiornato. Se Google riesce a ritrovare tutte le informazioni semantiche di una data search, secondo voi non riesce a capire che i vostri nuovi 20.000 link sono tutti identici, con stesso anchor text, fatti dallo stesso software e quindi sono spam? Io, personalmente, non credo che si possa essere così tanto ingenui. Google sa esattamente quali sono i link provenienti da comment spam e quelli che vengono da contenuto editoriale. Immaginate se un giorno (chissà! è plausibile!) Google desse 0 importanza ai link provenienti dai commenti dei blog (per Google è facile capire la struttura dei blog [ha anche una sua search per i blog] e quindi figuriamoci se non riesce a trovare algoritmicamente tutti i link nei commenti). Che cosa accadrebbe? Tutti i siti che si basano su Scrapebox e sul comment spam sparirebbero in una notte, tutti, in un secondo. Secondo voi è tanto irreale questo scenario?
Certo, è molto probabile che Google non arrivi mai a questo, ma perché rischiare? Mettetevi già nell’ordine di idee che i commenti nei blog un giorno potrebbero essere inutili e quindi già da ora, non da quando arriva l’aggiornamento Dinosauro, come ha scherzosamente detto Cutts, iniziate a fare link building variegata e diminuite la quantità di spam, se lo state facendo.
Non aspettate il prossimo update che tronchi i network di siti nei footer, adeguatevi già adesso all’idea che i network non vanno bene e prevenite, piuttosto che curare. (liberi di fare quello che volete sui siti personali, ma non su clienti).
Come avete capito, sulla link-building sarebbe bello parlare molto, comunque la regola che io personalmente seguo è quella di fare quanti più link che rispecchino una situazione di sito con link naturali. Immaginate un sito (magari divenuto virale grazie a Youtube) che riceve una grande quantità di link spontanei. Pensate nella vostra testa: come saranno questi link? L’anchor sarà sempre lo stesso o ci sarà qualche cosa di strano? Saranno tutte directory? Il testo intorno al link sarà sempre uguale? Ci sarà qualche immagine che linka? I link saranno tutti follow? I link punteranno tutti sulla versione www del sito?
Rispondetevi da soli, ma sopratutto fatevi ancora più domande!

 

Tu sei molto giovane e hai dimostrato di essere il più bravo degli Stellissimi. Cosa vedi nel tuo futuro di SEO?

Sul fatto dell’età, fatemi dire che probabilmente sono il più giovane, non ho incontrato ne sentito parlare di persone nate post 1991 =P Anche Markiyan Yurynets ha 21 anni, ma credo abbia qualche mese in più di me 😀
Sul mio futuro credo, e spero, che sia ancora con Esperto SEO. Fortunatamente (in pochi possono dirlo) in ufficio ho trovato persone con cui ridere, scherzare, discutere intelligentemente e lavorare con gioia. Quando ho messo piede in ufficio la prima volta non avevo esperienza in ambito SEO eppure, senza contratti, tutele o vincoli, Emanuele ha passato pomeriggi interi a spiegarmi tutto, dalle basi fino alle attività più avanzate.
La mia grande fortuna è quella di svegliarmi la mattina con la voglia e il desiderio di arrivare in ufficio per fare quello che mi piace fare e, come se non bastasse, con la consapevolezza di far parte di una delle agenzie più forti d’Italia.
PS. per il futuro prossimo, chissà, magari faccio il bis con il prossimo contest di SEO Training 😛

The End

 

Un ringraziamento speciale a Danilo, un collega e un amico, per la disponibilità che lo contraddistingue a condividere con gli altri la sua esperienza SEO.

Intervista a cura di Stefano Salustri e Simone Forti.

Categorie: Interviste, SEO

5 Commenti

  1. Benedetto Motisi

    3 gennaio 2013, 12:52

    Bellissima intervista, complimenti a Danilo ancora per lo Stellissimo e per la visione estremamente chiara della SEO e a Stefano e Simone per esserci stati il 21 Dicembre 😉 (al prossimo evento comunque parliamo un po’ più direttamente :D)

  2. EVE Milano

    3 gennaio 2013, 14:05

    Bella intervista e concetti sicuramente interessanti, ma permettetemi un piccolo dibattito: riassumere tutta la SEO dicendo che il tempo speso in link building sia il tempo speso meglio mi suona molto strano, e se non strano almeno molto riduttivo. Forse per la kw Stellissimo ha funzionato, ma per parole chiave “vere e competitive” io penso che la situazione sia ben diversa.
    Personalmente ho lavorato in progetti dove il cliente è arrivato in prima pagina senza aver fatto nemmeno 1 backlink.
    La metafora telaio/motore è simpatica ma mi sottovaluta tantissimo le attività on-site. Io avrei detto che off-site= benzina+ottani e il sito e la macchina nella sua completezza 🙂
    c’è benzina scadente e benzina pompata con molti ottani, questo mi rappresenta i backlinks, ma il motore lo considero on-site (link interni, contenuti, anchor text, silo, etc …).
    Ad ogni modo il bello del nostro lavoro è che i risultati si ottengono in tanti modi diversi, facendo esperimenti, tentando vie alternative… e quindi idee diverse e contrastanti possono portare a volte uguali risultati.

    BTW Complimenti per il contest!

  3. Daniele Trombetti

    3 gennaio 2013, 14:18

    Complimenti a Danilo per l’intervista e per lo “stellissimo”. Siamo d’accordo su molti punti…anche sulle fesserie delle serp vere e finte 😀

    Sul content is the king invece mi trovo su un filo molto sottile. Marco Salvo, (grande il suo talk show), ha detto che chi scrive un contenuto sta facendo “link building”. Ma perchè? Perchè se scrivo un contenuto con i fiocchi, spero che qualcuno lo condivida: “ahoo ho letto sta cosa la devo condividere per forza, mi ha illuminato”.

    Io che ho scritto il contenuto sono contento che qualcuno condivida il mio post, ma se non scrivessi un contenuto che sia il RE dei contenuti nessuno lo condividerebbe. Quindi il contenuto è il re, qualsiasi contenuto, testo, video, file audio, infografica, ecc… e i link sono la regina!

    Diciamo che senza i regnanti il reame non varrebbe neanche un cavallo!! 😉

  4. marco artese

    3 gennaio 2013, 15:22

    Ottima intervista! bravissimo Danilo, ha letteralmente dominato tutto il contest!

  5. Il mio pensiero sull'utilità del content e dei social network (+intervista) | Blog Danilo Petrozzi

    3 gennaio 2013, 17:26

    […] Categoria: SEO e motori di ricerca Postato da: Danilo Petrozzi In una gentile intervista (qui il testo completo) organizzata da Simone Forti e Stefano Salustri, due cavalieri della SEOpocalisse,  mi sono state […]

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